FABER

       

Anno_2014

Dimensioni_ 280 x 84 cm, h.100 cm

Materiali_ Piano in legno massello, gambe in acciaio

Prestazione_Concept, progetto esecutivo, costruzione

 

Da quando non sono più a norma per l’utilizzo nei ponteggi dei cantieri edili, migliaia di assi da ponte giacciono inutilizzate nei magazzini edili di tutta Italia.

Pur essendo solide assi d’abete massello, per di più ben stagionate, trovano impiego residuale e perlopiù rimangono a marcire in cataste enormi. Vengono svendute a costi irrisori.

In diverse occasioni ci siamo posti l’obiettivo di riciclarle, o meglio ri-usarle. In origine come oggetti d’arredo quali scaffalature e mensole. Successivamente le abbiamo sperimentate nei pavimenti industriali, come quelli dei mezzanini di Unità di Produzione. Da ultimo siamo ad arrivati ad utilizzarle alla scala architettonica, ovvero come rivestimento delle facciate della Casetta nell’Uliveto.

 

 

 

 

 

Nel tavolo d’officina Faber, le assi da ponte vengono utilizzate per realizzare un solido piano di lavoro adeguato a lavori artigianali. Per renderle pienamente utilizzabili si è reso necessario un preliminare lavoro di piallatura e levigatura: il risultato finale è una superficie perfettamente planare anche in corrispondenza dei nodi del legno.

Le gambe del tavolo sono costituite da due cavalletti a “U” in tubolari d’acciaio 80 x 80 mm giuntati con saldatura a 45°, i quali assicurano un supporto del piano di estrema robustezza.

Le gambe non si limitano al semplice sostegno del piano, ma lo penetrano in tutta la sua massa fino alla superficie superiore, bloccandolo stabilmente come una morsa.

In questo dettaglio costruttivo d’incontro tra acciaio e legno si esprime la poetica scarna e brutale di Faber, della quale non potremmo trovare descrizione migliore se non rubandola dalla Dedica a Lorenzo il Magnifico che apre il Principe di Macchiavelli:“…la quale opera io non ho ornata nè ripiena di clausule ampie, o di parole ampollose o magnifiche, o di qualunque altro lenocinio o ornamento estrinseco, con li quali molti sogliono le lor cose discrivere ed ornare; perchè io ho voluto o che veruna cosa la onori, o che solamente la verità della materia, e la gravità del soggetto la faccia grata.”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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