ARCHITETTI METROPOLITANI MAGAZINE

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Il collettivo Architetti Metropolitani, festeggiando un anno dall’insediamento del nuovo Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Milano, lancia oggi il proprio magazine!

Uno spazio libero di riflessione e confronto su architettura, città, professione, cultura e società. Aperto al contributo di tutti, senza steccati e con qualche sana provocazione.

Tra i vari articoli verranno presentate tutte le attività con cui AM sta riformando l’Ordine degli Architetti.

Alcune di queste sono ancora in corso di progettazione, e si presentano in anteprima, come ad esempio il costituendo Premio Architettura Lombarda Contemporanea.

Proprio di questo parlo nel mio articolo nel magazine, che potete leggere al link oppure sotto a seguire.

 

 

 

 

Il Premio Architettura Lombarda Contemporanea: una promessa da mantenere
di Nicola Brembilla

 

Dalla proposta culturale di Architetti Metropolitani al progetto della Fondazione dell’Ordine: alcune riflessioni sul significato di un nuovo premio, tra qualità diffusa, territorio e responsabilità dell’architettura.

 

1. È passato un anno dal rinnovo del Consiglio dell’Ordine degli Architetti di Milano, avvenuto con delle elezioni che rimarranno negli annali per un fatto inedito.
Per la prima volta, il ricambio dei rappresentanti non è avvenuto per cooptazione da parte della compagine consiliare uscente, bensì, dopo un acceso agone politico, per una sana alternanza democratica, consapevolmente voluta da una parte degli iscritti.
Sulla spinta di uno spirito di governance allargata, oltre agli esponenti di Architetti Metropolitani eletti in Consiglio, sono oggi in moto sinergie nuove dentro gli organi dell’Ordine e, in particolare, nella sua Fondazione.
La partecipazione di Architetti Metropolitani alle responsabilità di governo della Fondazione permette di contribuire a un preciso progetto culturale, basato su una genuina partecipazione e una rinnovata apertura dell’Ordine alla città, nel rispetto dell’autonomia e della pluralità dell’istituzione. L’identità culturale di Architetti Metropolitani è rimasta riconoscibile nella transizione da movimento d’opposizione a collettivo con responsabilità di governo delle cose.
Fedeli a un approccio fieramente democratico, teso all’empowerment di ogni iscritto all’Albo, alcune delle proposte avanzate da Architetti Metropolitani, grazie anche al convincimento e al sostegno di consiglieri di differenti sensibilità, si sono tradotte nell’apertura delle iniziative alla più ampia partecipazione. Dal Fuorisalone e dalla manifestazione Studi Aperti, resi facilmente accessibili presso gli spazi della sede di via Solferino tramite call aperte, al ciclo di conferenze «POLIS», si sta progressivamente delineando un nuovo corso, al quale Architetti Metropolitani ha contribuito con un proprio riconoscibile indirizzo culturale.

 

2. A questi primi risultati si aggiunge un progetto ambizioso e di lungo termine: l’istituzione di un Premio Architettura Lombarda Contemporanea (PALC).
Ideato e promosso da Jacopo Muzio, già presente tra le proposte della campagna elettorale di Architetti Metropolitani del 2025 e successivamente portato avanti attraverso la sua Presidenza della Fondazione, il PALC ha progressivamente raccolto il sostegno del Consiglio dell’Ordine, anche al di fuori della compagine di Architetti Metropolitani. Un progetto che nasce dunque da una precisa proposta culturale, ma che ambisce a diventare patrimonio condiviso dell’intera comunità professionale lombarda.
Un premio che nasce con un obiettivo preciso: affermare la rilevanza dell’architettura intesa come progetto autoriale. Un premio che sappia mettere in evidenza processi edilizi che, oltre al significante e al significato, si cimentano anche sul senso del fare architettura.
Un premio che sia progetto di resistenza a una standardizzazione della lingua architettonica, frutto del gioco di specchi di un’ipertrofica comunicazione digitale e della mercificazione delle opere architettoniche indotta da un mercato sempre più sordo alle sfumature del pensiero.
In un’epoca di forte disintermediazione, in cui l’autopromozione via web sembra volerci far credere che «uno vale uno», è fondamentale ribadire che in architettura la vera qualità è cosa assai rara e di non facile raggiungimento.
La Lombardia, più di ogni altra regione italiana, è stata investita dall’onda di un’architettura globale priva di specificità, appiattita da parametri performativi dettati da un sapere tecnico-scientifico convenzionale che vede l’autorialità come un elemento di disturbo.
Ma dietro le realizzazioni patinate e su grande scala delle aree centrali del capoluogo, si nasconde un altro mondo: dai quartieri della prima cerchia milanese fino alla provincia più profonda arde ancora il fuoco sacro dell’Architettura italiana, che produce opere più minute, ma di grande controllo formale e legate a storie autentiche di vita.
Uno degli obiettivi del premio dovrebbe essere proprio quello di indagare e scovare ciò che rimane sottotraccia, mettendo in luce la dimensione epica di quello che potremmo definire l’operato di un idealtipo preciso: il Local Hero.
Figura di architetto mistico e guerriero che sfida burocrazia, budget risicati e imprese strutturalmente inadeguate pur di portare alla luce l’architettura, spesso dove nessuno si aspetterebbe di trovarla.

 

3. Tra le esperienze alle quali guardare nella costruzione del PALC, un riferimento particolarmente interessante è rappresentato dal PAT (Premio Architettura Toscana), fondato dall’Ordine di Firenze e da Tommaso Barni, che ha di recente raggiunto la quinta edizione.
Un premio che chi scrive conosce bene, avendo partecipato alle prime tre edizioni e conservandone ricordi eccezionali.
Da un lato, la capacità degli organizzatori di creare un fecondo momento d’incontro tra colleghi, utile a far emergere convergenze linguistiche e sperimentazioni possibili. Dall’altro, la sincera attenzione riservata ai singoli progetti come portatori di precisi retroterra culturali.
Nell’edizione in cui, da vincitore dell’Opera Prima, ebbi modo di conoscere più da vicino il modello organizzativo del PAT, scoprii anche la forza di un approccio policentrico, che normalmente i premi non hanno.
Alla premiazione ufficiale di Firenze faceva seguito un tour nelle numerose province toscane, ciascuna con un momento conviviale e di confronto pubblico intorno ai progetti premiati o semplicemente selezionati.
Ognuna delle tappe restituiva una ricchezza di dibattito declinata ogni volta differentemente, seppur sapientemente unificata dall’uso di un dispositivo espositivo pieghevole e flessibile, ogni volta adattabile a differenti contesti spaziali.
Un’esperienza che potrebbe offrire spunti interessanti anche per il PALC, soprattutto nella prospettiva di un premio capace di superare la centralità milanese e di costruire occasioni di incontro e confronto nei diversi territori della Lombardia.

 

4. Affinché il Premio Architettura Lombarda Contemporanea possa essere fedele a un progetto culturale riconoscibile, è importante che il percorso avviato dalla Presidenza della Fondazione, con il progressivo sostegno del Consiglio dell’Ordine, continui ad arricchirsi attraverso il confronto e il contributo di sensibilità differenti.
In questa prospettiva, ritengo opportuno iniziare ad abbozzare alcuni principi, da intendersi come contributo personale alla discussione collegiale e alla futura definizione degli indirizzi culturali del premio.

4.1 Scala dimensionale ed economica
Accendere un faro sulle opere meno conosciute non può che essere un obiettivo primario.
Progetti sfuggiti alle maglie redazionali, ma che, nella loro piccola scala, presentano caratteri di potenziale pervasività se applicati ai tantissimi processi edilizi disseminati nel territorio.
Il premio dovrebbe evitare di dare ai grandi studi professionali e ai loro facoltosi clienti più notorietà di quanto già non ne raccolgano oggi. Piuttosto che un amplificatore di visibilità, meglio essere una lente d’ingrandimento sull’inedito.
Non è necessariamente la dimensione dell’intervento a determinarne la rilevanza, quanto la capacità del progetto di produrre qualità architettonica e civile, anche attraverso operazioni apparentemente minime, trasformazioni dell’esistente, architetture d’interni e interventi sullo spazio quotidiano.
La piccola architettura che porta la nostra disciplina in luoghi inaspettati, compiendo un’opera di democratizzazione della bellezza, ha un valore politico straordinario.

4.2 Sguardo regionale, non regionalista
In una regione come la Lombardia, che spesso fatica a descrivere se stessa, il premio deve valorizzare letture profonde del contesto territoriale.
In uno scenario geografico stratificato, che presenta differenze rilevanti tra la grande pianura e la montagna, si può comunque provare a cogliere delle specificità, ad esempio il carattere operoso, quasi burbero, che porta a una certa qual austera praticità.
Caratteri che mettono al riparo dall’architettura analogica e che si prestano a una trasfigurazione degli idiomi e delle tracce formali e materiali locali con cristallina voce contemporanea.

4.3 Approccio radicale alla sostenibilità ambientale
Il premio deve sottolineare la possibilità dell’architettura di essere laboratorio della transizione ecologica e non parte del problema.
Ad esempio, facendo proprio un assunto di sostenibilità ambientale come quello del consumo di suolo zero, dovrebbe avere il coraggio di interrogarsi sull’opportunità di escludere interventi su suolo vergine drenante, nonché di assumere una posizione critica nei confronti delle costruzioni legate a finalità spiccatamente speculative, accordando priorità al riuso, al restauro e alla rigenerazione dell’esistente.
Una scelta culturale che dovrebbe trovare una propria traduzione in criteri di valutazione chiari e condivisi, capaci di coniugare qualità architettonica, responsabilità ambientale e interesse collettivo.

4.4 Soggettività allargata
Tenendo fede al mandato fondativo degli ordini professionali, ovvero quello di tutelare la committenza d’Architettura e la collettività dagli architetti stessi, il premio dovrebbe saper raccontare le storie e le ragioni della committenza, non solo quelle degli autori.
Di ogni opera andrebbe sempre narrato il contesto che l’ha voluta, magari coadiuvando il racconto con analisi post-occupancy e testimonianze non mediate dell’impatto che le nuove architetture hanno avuto sulla vita delle persone.

 

5. In conclusione, si potrebbe affermare che il Premio Architettura Lombarda Contemporanea non vuole essere un fine, ma un mezzo: un’occasione per conoscere profondamente i processi che generano architettura autoriale. Un tentativo di scrostare la patina dalle fotografie post-prodotte degli edifici, per raccontare le passioni, i travagli e le storie che portano dall’idea alla realizzazione.
Il premio non vuole essere un’istantanea oggettiva dell’architettura lombarda costruita. Se dovessimo documentare con metodo quasi statistico il costruito, non potremmo che registrare un livello qualitativo basso, dominato da stanche ripetizioni di pattern formali e materici fin troppo noti. Senza rispolverare l’antica querelle con altre figure professionali abilitate a seguire in autonomia un progetto edilizio, ovvero geometri e ingegneri, bisogna ammettere che anche tra gli architetti non sempre la qualità del progetto si attesta a livelli soddisfacenti.
Più che mostrare l’architettura «che generalmente è», il PALC dovrebbe quindi mostrare quello che «potrebbe generalmente essere». Elevare il nostro sguardo grazie a esempi sopra l’ordinario, che possano trainare le aspettative di tutti verso una produzione d’architettura più accurata e colta. Nato da una precisa proposta culturale, il PALC potrà mantenere la propria promessa proprio nella misura in cui saprà diventare patrimonio condiviso della comunità professionale, andando oltre le appartenenze che ne hanno accompagnato la nascita.

 

 

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