architettura residenziale • ristrutturazione • villa
Localizzazione_Pero, Milano
Anno_2024-2025
Dimensioni_200 mq
Committente_Privato
Prestazione_Progettazione preliminare ed esecutiva, direzione lavori
La ristrutturazione di una unifamiliare è occasione per lavorare su un’identità locale dilaniata dall’esplosione edilizia periferica.
Dal toponimo storico, Cassina del Pero, nasce la rilettura dei caratteri architettonici della cascina lombarda, in particolare il recinto murario e la loggia.
Il recinto assicura privacy al giardino e ricompone in un hortus conclusus un garage staccato dalla casa. La doppia loggia espande ogni stanza verso l’esterno, rivoluzionando lo standard abitativo primigenio.
Continuità materica, contrappunto formale e radicalità coloristica sono alla base di un linguaggio astratto ritenuto indispensabile per maneggiare l’archetipo tipologico della cascina senza storicismi.
Contesto urbano
Il piccolo paese di Pero è uno dei tanti comuni alle porte di Milano, sospesi tra integrazione nella metropoli e affermazione di una propria specifica identità. Un dualismo di forze divergenti che traspare nell’incapacità del territorio di rimanere coeso e leggibile. La statale che solca il centro abitato, pur animata da molteplici attività umane non riesce da sola a dare un ordine ad un territorio in cui passa l’autostrada più importante d’Italia, la Linea 1 della metropolitana e ai cui confini sorgono complessi edilizi enormi come la Fiera, l’area Expo, Cascina Merlata, per citare solo i più noti.
In questo contesto ogni intervento architettonico deve porsi la domanda circa l’impatto che nel suo piccolo produce, ovvero se essere parte del caos in espansione o se tentare di ristabilire un ordine di leggibilità del territorio.
Iconogenesi figurativa
L’incarico della ristrutturazione di una casa unifamiliare costruita negli anni ‘40, riflette queste premesse di natura urbanistica, portando il progetto a ragionare su due archetipi ancestrali del costruire locale che affermano una strada diversa rispetto ad uno sviluppo del territorio asfissiato da costruzioni caratterizzate da una forma e da un linguaggio arbitrario perché privo di basi culturali condivise. Sulla scorta del toponimo storico, Cassina del Pero, nasce l’idea di tornare a leggere alcuni caratteri architettonici della cascina lombarda. Due sono gli elementi individuati di maggiore interesse per una rilettura in chiave contemporanea: il recinto e la loggia.
Il recinto alto delle cascine, viene recuperato per creare più privacy nella corte giardino. Il timido cortiletto di pertinenza può così divenire una stanza all’aperto della casa.
Il loggiato ugualmente trova il suo punto di forza nell’ampliare ogni ambiente della casa verso l’esterno, moltiplicando così la superficie disponibile, senza aumenti volumetrici che in ogni caso il Piano di Governo del Territorio non avrebbe ammesso.
Il loggiato di una delle cascine di Pero, Molino Dorino, detta le regole della forma delle logge: continuità di falda discendente e piedritti sul perimetro.
L’edificio riafferma l’essere parte di un tessuto urbano, in particolare elemento di testa di una breve schiera di edifici residenziali che con grande fatica definisce un ordine di allineamento a cortina in un territorio caratterizzato da forte disorganizzazione urbanistica del costruito.
La preesitenza, pur non avendo particolare valore architettonico, poteva vantare una notevole volumetria disponibile, soprattutto considerando che il sottotetto, raggiungibile solamente con una scala a pioli attraverso una botola, chiedeva solo di essere recuperato e reso accessibile come un piano normale dell’abitazione, aumentando la superficie totale di un terzo. La sgraziata facciata, interamente cieca nel lato corto, presentava nelle facciate laterali finestre adornate di stucchi in gesso, retaggio di un senso del decoro piccolo borghese.
La loggia è l’elemento tipologico per eccellenza dell’architettura residenziale contemporanea in era post-covid. In essa il sottile confine tra vita pubblica e vita privata, si allarga, divenendo una soglia spaziale, un diaframma le cui caratteristiche di opacità e trasparenza possono essere differenziate a seconda dei fronti d’affaccio e dell’altezza dal piano di campagna.
La loggia è il teatro del sofisticato rapporto tra individuo e società, tra pubblico e privato. Il luogo dove una casa esprime la sua duplice natura: essere luogo protetto e al contempo parte di una comunità urbana più ampia. Il taglio in sezione del prospetto cieco su via Trieste, disvela in tutta la sua chiarezza iconica l’archetipo iconografico della casa con tetto a capanna.
Come un taglio di rasoio, la forma si staglia. Il volume finale appare come blocco monolitico scavato, in cui le logge non si leggono più come addizioni volumetriche, bensì come sottrazioni, escavazioni.
Un volto urbano. Milanese, italiano. Una questione di identità, di consapevolezza d’essere parte di una tradizione linguistica precisa. L’astrazione del linguaggio, come prassi necessaria per maneggiare senza scottarsi, l’archetipo storico tipologico della cascina, porta ad un’architettura monomaterica e spogliata di qualsiasi riferimento alla tecnologia con la quale è costruita. Murature miste, pilastri in cemento armato, travi lignee, tutto viene occultato dietro la pelle astratta intonacata. Come unica traccia delle fase costruttive successive resta la gradazione differente di grigio: chiaro per il volume originario della casa e scuro per la pelle esterna che ne ampia il volume.
Corte
In un’operazione di chiarificazione formale, il piccolo cortile di pertinenza viene trasformato in una corte murata perfettamente quadrata.
Un alto muro bianco abbraccia a “C” la facciata della casa, interrotto solo dai cancelli d’accesso e del box auto che come quinte teatrali, sonoidentici e allineati lungo il corsello carrabile.
Costituiti da telai di profili d’acciaio a “elle” verniciati di bianco che sorreggono assi di legno massello con finitura naturale, sono composti da un’anta pedonale contrapposta ad una seconda più ampia anta carrabile. Se è vero che il 99% dei cancelli costruiti nel mondo sono dure rappresentazioni della “fine dello spazio pubblico” e “inizio di quello privato”. Talvolta quasi intimidatori, parlano per lo più il linguaggio della deterrenza. Quelli realizzati qui appartengono a quel 1% di cancelli che invece parlano un altro linguaggio: accoglienza degli ospiti, calore umano e continuità tra città e spazio domestico.
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Nicola Brembilla Architetto, P.IVA 06092510962